Dai giornali…..come lavoro

LO STRESS CRONICO FAVORISCE LA DEPRESSIONE

Lo stress cronico blocca l’attività del gene per la neuritina, in gradodi proteggere il cervello da disordini dell’umore tra cui anche la depressione. È quanto risulta da una nuova ricerca dell’Università statunitense di Yale pubblicata su Pnas, Proceedings of the National Academy of Sciences. Lo stress sarebbe quindi in grado di impattare fortemente sulla nostra capacità di gestire i cambiamenti d’umore e portare, alla lunga, all’insorgenza di depressione, ansia e disordini bipolari. “Abbiamo indotto la depressione in un gruppo di ratti di laboratorio introducendo dei fattori di stress cronico, come mancanza di cibo o di gioco, isolamento e cambiamento dei cicli notte/giorno” ha spiegato Ronald Duman, neurobiologo a capo dello studio. “Questo ha causato una forte diminuzione dell’attività del gene per la neuritina, una proteina associata alla plasticità cerebrale, alla risposta alle nuove esperienze e al controllo degli sbalzi d’umore. Lo stress quindi può predisporre il cervello alla depressione. Anche se dal nostro studio risulta che gliantidepressivi hanno riportato i ratti in salute, un potenziamento dell’attività della neuritina ha avuto effetti equivalenti: la proteina potrebbe essere utilizzata per la produzione di nuovi farmaci” ha aggiunto Duman.

RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO NELLA SCUOLA 

Nove milioni di italiani soffrono di stress da lavoro, le donne il doppio degli uomini. Di queste, nove su dieci soffrono di disagi psichici e disturbi dell’umore, primi fra tutti di ansia (45%) e di sindrome pre-mestruale (43%), ma anche di irritabilità/eccessiva tendenza al pianto (41%) e di insonnia (39%). Anche le sindromi depressive sono in agguatocon il 20%.

Fra i fattori determinanti le forti pressioni lavorative, le barriere culturali che rendono la carriera manageriale della donna più difficoltosa e impegnativa, le remunerazioni non in linea con le medesime posizioni ricoperte dai colleghi, la competitività, i rapporti interpersonali e il difficile clima aziendale a cui si sommano le responsabilità, gli incarichi legati alla vita quotidiana e il ruolo di ‘care giver’ all’interno della famiglia. A questo si aggiunge il periodo di grave crisi economica, l’incertezza per il futuro per se e per i propri figli. A tracciare il quadro è Onda, l’Osservatorio nazionale salute donna, in collaborazione con il dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano.

Dall’indagine emerge in particolare che le donne giovani – complici le alterazioni ormonali nelle diverse fasi riproduttive (gravidanza, puerperio) – e quelle che lavorano a contatto con il pubblico sono più vulnerabili agli stati di ansia. Ancora poche, o incuranti delle ‘variabili di genere’, le azioni di tutela contro i fattori di stress all’interno delle aziende, nonostante il monito del Governo Italiano a prendersi cura della salute psichica delle proprie dipendenti. Ma non è solo un fenomeno italiano: lo stress correlato al lavoro coinvolge ed affligge tutta la popolazione europea, con punte del 60% e importanti ripercussioni sullo stato di salute.

Le recenti stime pubblicate sulla rivista European Neuropsychopharmacology attestano infatti che i disturbi psichici dal 2005, quando la prevalenza di malattia si aggirava al 27,4%, hanno registrato una progressione di più del 10% assestandosi nel 2010 su valori oltre il 38% – tra disturbi d’ansia (69 milioni), depressione (30 milioni), insonnia (29 milioni) e disturbi connessi al consumo di alcool (14,6 milioni).